Virus on

Sperando che siano gli ultimi colpi di coda invernali, siamo di nuovo in una stanza di ospedale. 

Nonostante alcuni giorni di clausura, due giorni di apertura al mondo e di nuovo clausura, siamo di nuovo qui: con la flebo in un piede, la febbre alta e la ricerca del nome del nostro nuovo virus ospite, come se Mister E e la signorina Arit non ci bastassero.

Lo so, io ho deciso di mandarla all’asilo sapendo che questo l’avrebbe esposta a un enorme rischio di contagio. Lo so, io ho deciso di far seguire a Franci la dieta chetogena pur sapendo che avrebbe potuto indebolire le sue difese immunitarie. Lo so, io le ho messo in programma diverse terapie per cercare di risvegliare i suoi sensi, pur sapendo che questo l’avrebbe potuta stancare. Lo so: chiedo tanto a lei, al super terrestre, al mio comunque sempre presente consorte e ai miei genitori che fanno la spola tra una location e l’altra.

Che dire? Mea culpa: un altro virus è entrato a far parte della nostra collezione. 

Però, non riesco a pensare di toglierli, tutti questi rischi, in cambio di una confort zone. Facile giocare d’azzardo con la vita degli altri? No. Quando si tratta di un figlio direi proprio di no. 

Credo che sarebbe in realtà più facile portarla ogni mattina alle 8 dalla nonna e andarla a prendere dopo il lavoro per poi stare in casa fino al giorno dopo. Senza rapportarsi mai con un esterno che può essere contagioso, che mi fa vedere ogni giorno cosa Franci non sarà mai.  E così giorno dopo giorno. Tanto Franci non parla, non piange, non ride, non chiede.

Ma che cosa avrebbe vissuto? L’amore mio e dei nonni, certo. Ma che altro? Quali memorie potremmo costruire?

Lo so, probabilmente sto sbagliando tutto nel mio insistere nel farle vivere più esperienze possibili, nel cercare di rendere normale una vita che normale non è. 

Ma preferisco per lei, e di riflesso per noi, qualche giorno da leone, anche se il prezzo, a volte, può essere molto alto.

E intanto oggi confidiamo nei nostri dottori in reparto,  e nella primavera ormai alle porte.

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3 pensieri riguardo “Virus on

  1. Hai ragione amica mia, ma purtroppo bisogna capire cosa è meglio per loro…
    Con la mia piccola ho capito che è la confort zone che la fa vivere meglio…Non importa se le sue esperienze di vita siamo io, il papà e qualcun altro…
    In conto c’è la sua sofferenza, ogni giorno tutti i giorni!
    Ti ammiro per il tuo coraggio e la tua tenacia…ma a volte sono stesso loro a suggerirti cos’è meglio per loro…
    Un abbraccio forte e buona e veloce guarigione.
    Baci

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  2. Hai ragione, cara mamma……… condivido pienamente il tuo pensiero e il tuo comportamento ……….
    Te lo dice una mamma che ha vissuto solo 13 mesi con la sua piccola tra vari ospedali e casa, ospedali e casa ……Goditi la vita insieme a tua figlia nel meglio che ritieni giusto e migliore per lei ovunque potere . UN ABBRACCIO

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