In clinica d’agosto 

Le cliniche d’agosto ricordano vagamente certi villaggi turistici  fuori stagione.

La piscina c’è, ma è vuota. Gli uffici ci sono, ma sono quasi tutti chiusi per ferie, come la biblioteca e, se ci fosse, sicuramente anche il bar. 

I reparti agglomerati in uno, in quelli chiusi i letti attendono ammucchiati fuori dalle stanze per le pulizie di fondo, alcune sedie sostano all’ingresso per sbarrare il passaggio; lunghi corridoi con luci spente e porte chiuse, anche la mensa è chiusa per metà.

Gli infermieri, qualche medico, un centralinista tutto solo al piano di sotto (e non sa quanto lo capisco…) e il personale delle pulizie che non smette un attimo di spostare e pulire: gli unici che provengono dall’esterno, oltre al l’insopportabile ospite di Franci: Mister E.

I festivi passati in clinica hanno questo sapore dolciastro di un posto alieno rispetto al calendario, ma nello stesso momento avvicinano di più agli altri, perché gli altri sono sempre e solo gli stessi, come in un villaggio fuori stagione ed i volti diventano tutti qualcuno da ricordare.

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