Mamme e treni

Commossa, con in mano un cellulare, leggo le parole di Erika, e sono parole che mi trafiggono, perché riportano immagini nella testa che non ho vissuto sulla pelle, ma così ricorrenti nei miei pensieri da sembrare a volte reali.

E mentre stringo Franci tra le mie braccia e guardo Marti giocare, questa sensazione non se ne va.

Maternità negata, maternità obliqua, maternità.

Una piccola vita che giorno dopo giorno ti cresce in grembo, lunghi mesi di attesa, di speranze e pensieri. E già te la immagini andare in discoteca con la sua migliore amica, che non può che essere la figlia della tua migliore amica. Te la immagini studentessa, poi donna e poi, madre a sua volta.

L’attesa finisce: finiscono i sogni e, a volte, inizia la vita.

Quale vita però è un mistero, che poco corrisponde ai sogni.

Se si è fortunati forse il binario desiderato per i nostri figli non è proprio lo stesso, ma tutto sommato, poco cambia.

Se si è sfortunati il binario è guasto.

Bisogna quindi scendere dal treno e cambiare direzione, andare verso luoghi sconosciuti e che spesso fanno molta paura. Tante volte ha bussato la tentazione di scendere dal treno in corsa. Ma l’amore è più grande della paura e allora te ne stai ancorata al tuo posto e aspetti di vedere dove sarai, quando la corsa sarà finita.

Un abbraccio Erika, e a tutte le mamme che sono sul mio stesso treno.

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